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DIRETTIVA RINNOVABILI: PER ASSITOL SI PUO’ FARE DI PIU’

Per  abbattere le emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2030, il Gruppo Biodiesel propone di introdurre nella Red II misure più incisive, come la quota minima del 15% di biocarburanti da impiegare nei trasporti.

Valorizzare i biocarburanti di prima generazione, insieme a quelli prodotti da grassi animali e da oli esausti all’interno della Red II, la nuova Direttiva europea sulle fonti rinnovabili post-2020. E’ questo l’appello che il Gruppo Biodiesel di ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria, rivolge alle istituzioni europee, impegnate nei prossimi giorni a definire il testo del provvedimento.

“Abbiamo apprezzato le indicazioni giunte dal Consiglio Europeo dei ministri dell’Energia – sottolinea Alastair Fraser, presidente del gruppo Biodiesel –  tese a salvaguardare i biocarburanti di prima generazione. Tuttavia, se davvero si vuole realizzare l’obiettivo, certamente ambizioso, di abbattere le emissioni di anidride carbonica del 40% entro quella data, occorrono misure più incisive”.

In tal senso, ASSITOL propone di inserire nella nuova Red II l’obbligo, per i fornitori di carburanti, di raggiungere entro il 2030 la quota minima del 15% di energia rinnovabile utilizzata nei trasporti, settore “energivoro” e a forte impatto ambientale.

“Appare sempre più necessario ‘decarbonizzare’ il nostro sistema di mobilità in tutta Europa – spiega il presidente Fraser – i biocarburanti di prima generazione, che producono una quantità bassa di emissioni, rappresentano una soluzione vantaggiosa”. Al riguardo, il presidente del Gruppo Biodiesel ricorda come “si sia demonizzato l’impiego energetico dell’olio di palma, dimenticando però tutti gli sforzi compiuti in questi anni dal settore per renderne sostenibile la produzione. Inoltre, il palma consente una forte riduzione di emissioni GHG, essenziale per il contrasto agli effetti del cambiamento climatico

Non è però questa l’unica ragione per aprire ad un impiego più consistente del biodiesel. L’Europa ha scelto di incentivare i biocarburanti avanzati che però implicano forti risorse e sono ancora in una fase di studio. Il rischio più forte è di emarginare i biocarburanti di origine agricola quelli, sui quali le aziende italiane hanno molto investito, in ossequio alla strategia UE che ha imposto la quota del 10% di miscelazione di biodiesel nei carburanti entro il 2020.

Gli effetti negativi si farebbero sentire anche sul nostro settore primario, che da tempo ha visto nelle agroenergie una fonte aggiuntiva di reddito, aumentando in questo modo anche il quantitativo di farine proteiche – di cui l’Italia è storicamente deficitaria – destinate alla filiera zootecnica per gli allevamenti. In questo modo, il settore ha sostenuto la produzione di DOP/IGP famose in tutto il mondo.

In queste condizioni, si metterebbe in pericolo l’impegno, finanziario ed industriale, dell’intero settore del biodiesel italiano ed europeo – precisa Fraser – vanificando anni di lavoro. Al tempo stesso, sarebbe molto difficile garantire una transizione sicura verso il nuovo sistema”. L’industria del comparto chiede inoltre una definizione chiara di biocarburante avanzato. “Nell’ottica del ‘food first’, che ASSITOL ha sempre seguito – conclude il presidente del Gruppo Biodiesel – chiediamo che i prodotti utilizzati per l’alimentazione umana siano esclusi dal sistema di incentivazione”.