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20 Aprile 2026Il biocarburante rinnovabile può essere utilizzato in purezza grazie ai nuovi sistemi di conversione messi a punto dall’ingegneria italiana, diventando una risorsa strategica per la nostra sicurezza energetica e per garantire la decarbonizzazione dei trasporti.
Il biodiesel torna al centro delle strategie di sicurezza energetica e decarbonizzazione dei trasporti, grazie alle nuove tecnologie Made in Italy per l’adattamento del parco circolante. Già noto per l’utilizzo in miscela, questo biocarburante oggi è pronto per l’uso in purezza su larga scala, forte di un’importante produzione italiana e di una rete distributiva già presente.
A fronte di una maturità ora raggiunta sul piano industriale e tecnologico, il passaggio decisivo resta l’adeguamento del trattamento fiscale, necessario per mettere il biodiesel nelle condizioni di confrontarsi ad armi pari con HVO e gasolio e di rispondere a un mercato finale sempre più “affamato” di energia. È questo il messaggio emerso dal convegno “Il biodiesel riaccende i motori”, promosso dal Gruppo Biodiesel di ASSITOL, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, che ha riunito l’intera filiera a Palazzo Piacentini, alla presenza di Federico Eichberg, Capo di gabinetto del Ministro Adolfo Urso.
Il dibattito si è concentrato sulle potenzialità di questo biocarburante liquido, derivante da materie prime certificate sostenibili, come i residui e i sottoprodotti degli oli vegetali oppure oli da cucina esausti. Una fonte energetica che, ha ricordato Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL “ha una storia molto italiana, che parte negli anni ’80 e arriva fino ad oggi, con un percorso di costante evoluzione verso la neutralità tecnologica”. L’Italia, oggi, è leader nel settore, con una produzione pari a 800mila tonnellate e una filiera all’avanguardia in ambito tecnologico. La stessa Europa, con la RED III e con l’ETS2, ha riconosciuto in modo evidente il ruolo dei biocarburanti sostenibili, di cui il biodiesel fa parte.
A spingere verso la valorizzazione di questo biofuel sono i suoi vantaggi tecnici e ambientali. “A differenza di altre fonti energetiche rinnovabili – ha sottolineato Carrassi -, è da decenni presente sul mercato su larga scala, è sicuro ed affidabile, e conta su una distribuzione capillare. Ma sono le sue caratteristiche a renderlo il candidato ideale per decarbonizzare il settore dei trasporti”. I benefici sono numerosi: la riduzione fino al 90% di CO2 rispetto alle fonti fossili, la sua alta biodegradabilità, le sue proprietà lubrificanti del biodiesel, che di fatto allungano la vita al motore e l’abbattimento fino al 60% delle emissioni di particolato (PM), che rappresenta l’agente inquinante più pericoloso in città.
Nelle ultime settimane il conflitto in Medio Oriente e il caro-carburanti hanno riportato in primo piano il problema della sicurezza energetica. Anche su questo fronte, il biodiesel rappresenta una soluzione concreta e immediatamente disponibile. Cosa serve per dare centralità nei trasporti a questo biocarburante? Per Marina Barbanti, direttrice di Unem, “decarbonizzare è un impegno che deve coinvolgere la filiera. “Non ci sentiamo ‘soggetti obbligati’, semmai attori della transizione, pronti a lavorare insieme agli altri. Dobbiamo fare massa critica, sensibilizzando le associazioni europee, l’Italia non deve essere lasciata sola. Abbiamo una certezza: il carbon neutral non si conquista con una sola tecnologia, i biocarburanti rappresentano la chiave giusta per raggiungere l’obiettivo, salvaguardando al tempo stesso la filiera automotive”. Per la direttrice di Unem “non può esserci un solo strumento per la mobilità sostenibile. Occorre poi costruire una proiezione verso il futuro: ci vogliono investimenti, semplificazione normativa, impianto regolatorio certo. La rete c’è e può accogliere prodotti non soltanto fossili, ma anche rinnovabili”.
La pluralità tecnologica è una strategia che condivide anche Marco Stella, presidente del gruppo componenti di ANFIA e vicepresidente di Clepa. “L’idea della ‘taglia unica’ che va bene per tutti i settori è fuori dalla realtà. Non potremo avere un’infinità di fonti energetiche, soprattutto rinnovabili ma più di una certamente”. Stella propone di puntare “sul Made in Italy, sulla capacità di attuare le idee più innovative. È questo il nostro vero motore economico, che può salvare anche quello endotermico”. ANFIA chiede una transizione sostenibile dal punto di vista sociale. “Il biodiesel, nel periodo complicato che stiamo vivendo, può essere risolutivo per affrancarci dalla dipendenza energetica”.
In questo senso, l’ingegneria italiana sta già aprendo nuove opportunità. Siamo primi in Europa nella messa a punto di sistemi capaci di adattare il parco circolante per l’utilizzo di biodiesel puro (B100) in sicurezza e su larga scala, ampliando enormemente il potenziale di impiego. Una rivoluzione “energetica”, che ha bisogno ancora di alcuni passaggi normativi e di un trattamento fiscale in grado di allineare il biodiesel ai biocarburanti. È quindi importantissima l’adozione del Decreto del Ministero delle Infrastruttura e dei Trasporti 245 del 2025, che detta le regole di omologazione e installazione di questo genere di sistemi su veicoli già in circolazione, pensati per funzionare solo con gasolio di origine “fossile”.
A spiegarne il reale impatto, è stato Carlo Manzo, rappresentante del Ministero. “L’energia, come tutte le materie di nostro interesse, ci vede fortemente impegnati a dialogare con tutti i portatori di interesse – ha osservato – al fine di trovare soluzioni che abbiano una valenza generale. Per verificare che le nuove tecnologie proposte siano effettivamente utilizzabili sui veicoli, sono fondamentali le prove del nuovo carburante sul motore in questione, dalla potenza alla sicurezza fino al rispetto dei limiti di emissione di tutti gli inquinanti, e, in particolare, della CO2”. I sistemi di trasformazione (i cosiddetti kit retrofit), previsti dal Decreto 245/2025, possono riguardare qualsiasi tipo di biocarburante, modificando il motore oppure aggiungendo componenti esterni al motore esistente. “Il Ministero – ha assicurato Manzo – è pronto a dare il proprio supporto tecnico e normativo per accompagnare e facilitare gli sviluppi del settore”.
A raccontare il primo caso di applicazione di questo decreto, ci ha pensato uno dei suoi inventori, Adriano Cordisco, amministratore delegato di Refuel Solutions. Una storia di innovazione e di coraggio imprenditoriale, che vede protagonisti quattro ingegneri di Modena e la loro startup, ormai divenuta SpA, con azionisti di rilievo industriale e istituzionale. “Per noi, in Italia, la mobilità elettrica è come la scarpetta di Cenerentola ai piedi di una delle sorellastre: per quanto ci si ostini, è impossibile camminarci. Abbiamo scelto il biodiesel perché capace di gettare le fondamenta per una piattaforma energetica stabile e scalabile. Agli inizi eravamo soli, con un manifesto industriale e la sola scienza a sostenerci. Oggi presentiamo il frutto della nostra ingegneria, ormai un prodotto industrializzato, a una platea di esperti di settore e utilizzatori. È la nostra rivincita, ma a beneficio di una filiera che finalmente prende coscienza del suo stesso potenziale”. È così che nasce il BiodieselKit, la tecnologia nata per impiegare il B100 su qualsiasi motore diesel. “Lo si può applicare ai motori dei camion, macchine operatrici, navi e locomotive. In pratica, sui settori più difficili da decarbonizzare”. In estate prenderanno il via le prime installazioni. Secondo una stima di Refuel Solutions, un’adozione su larga scala di questa tecnologia avrebbe un impatto dirompente: in termini di qualità dell’aria, è come dimezzare il numero dei veicoli circolanti. Sulla CO2 si arriva quasi alla neutralità.
“La filiera è pronta – ha concluso Carlotta Trucillo, segretario del Gruppo Biodiesel di ASSITOL e vicedirettrice dell’Associazione – il biodiesel può decarbonizzare e, al tempo stesso, creare nuove opportunità economiche, bastano alcuni aggiustamenti di sistema che, però, devono arrivare in fretta. Servono decisioni rapide e chiare: in questo contesto geopolitico difficile, chiediamo all’Unione Europea e alle istituzioni italiane di adottare un approccio tecnologicamente e normativamente plurale, basato su evidenze scientifiche, che ripensi il ruolo dei biocarburanti e del biodiesel riconoscendo vantaggi a chi li utilizza. Questa è la via per la decarbonizzazione, ma anche per l’affrancamento, almeno parziale, dalla storica dipendenza energetica che oggi pesa sulle tasche degli italiani”.


