
Soia: le nuove norme Ue mettono a rischio la filiera
26 Maggio 2026
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10 Giugno 2026Ailma, che rappresenta i produttori di farine proteiche vegetali, mette in guardia contro gli effetti delle tensioni geopolitiche. Oltre ai rincari dell’energia e dei fertilizzanti, il settore deve fronteggiare l’aumento della carta, della plastica e della logistica.
L’aumento dei costi di produzione, causato dalla crisi in Medio Oriente, colpisce duramente la filiera del mais, mettendo in sofferenza le aziende produttrici di farine proteiche e da leguminose “gluten free”. Ailma, l’Associazione italiana lavorazione mais alimentare aderente ad ASSITOL, annuncia una riduzione delle semine di mais alimentare in Italia compresa tra il 10% e il 15%, e un calo delle rese produttive a settembre tra il 15% e il 20%, a causa dei minori investimenti degli agricoltori in fertilizzanti e mezzi tecnici.
“Le semine del mais sono in linea, per estensione e quantità, con lo scorso anno – spiega Massimiliano Carraro, presidente di Ailma -. Nelle ultime campagne, il vero problema è stato il meteo estremo, che ha provocato problemi di qualità nelle colture. Ora, però, lo scenario economico generale si è aggravato. A causa della crisi mediorientale, i prezzi dei fertilizzanti sono raddoppiati, come pure i costi dell’essiccazione del cereale. Gli agricoltori sono costretti a orientarsi verso altre colture o ad attendere tempi migliori, cercando di ridurre al minimo gli investimenti in campo”. L’incertezza coinvolge, a cascata, le imprese produttrici di farine da mais, che devono sostenere anche il peso di altri aumenti, come quello della carta e della plastica e, ancora più grave, quello della logistica.
“Temiamo un ulteriore inasprimento della situazione internazionale: c’è il rischio che l’attività delle imprese diventi insostenibile nei prossimi mesi, fino a portare al fermo degli impianti produttivi. In un quadro che vede i consumatori sempre più attenti ai costi della spesa, le aziende si interrogano sull’andamento del mercato nei prossimi mesi”.
Le farine proteiche di mais e quelle da leguminose, quindi di origine vegetale e senza glutine, sono alla base di un’ampia gamma di importanti prodotti alimentari: snack salati e dolci, prodotti da forno e per la prima colazione, birra, pasta, bevande vegetali e prodotti alternativi alla carne, anche nei filoni del “senza glutine”, biologico e proteico. Il comparto è composto da aziende all’avanguardia nella sicurezza alimentare. Ailma rappresenta più del 90% del comparto, per un fatturato complessivo superiore al mezzo miliardo di euro, composto dalle imprese della lavorazione del mais alimentare e delle farine proteiche da leguminose
Non va meglio al di fuori dei confini nazionali: la riduzione dei quantitativi, per ragioni analoghe, è in atto anche nell’Europa dell’Est. In particolare, si prevede che in Romania, Ungheria e Polonia la produzione maidicola si ridurrà del 20%, a causa dell’incremento dei costi di gestione. Inoltre, gli effetti della guerra in Ucraina si combinano con quelli della politica americana dei dazi che, nell’ultimo anno, ha inciso profondamente sull’export, diminuito del 50%.
Il perdurare delle tensioni internazionali rende difficile, se non impossibile, la programmazione aziendale. “Non possiamo tacere la sofferenza che vive il nostro settore – sottolinea Carraro -. La situazione dei mercati che si sta prefigurando fa presagire, nel caso si entrasse in regime di recessione, uno scenario di stagflazione, ovvero di prezzi in aumento e di domanda in calo. Consapevoli del momento complesso, le aziende produttrici del comparto hanno, per il momento, bloccato i listini. In questo scenario la domanda che ci poniamo è fino a quando ci riusciremo”.


