
Farine da mais: i produttori in guerra contro i rincari
21 Settembre 2026L’Associazione, che rappresenta una galassia di imprese e settori diversificati all’interno dell’industria agroalimentare, chiede di aiutare le imprese con il credito d’imposta per i costi energetici, ormai insostenibili, e di inserire nell’agenda politica la food security.
Inflazione in aumento, impennata dei costi energetici e rincari a catena su materie prime di origine agricola e imballaggi. È un quadro economico caratterizzato da troppe incognite quello tracciato da ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia aderente a Federalimentare e Confindustria, che chiede alle istituzioni interventi immediati a sostegno delle imprese e una strategia strutturale sulla food security.
“Siamo tra i pochi comparti che, anche grazie all’export, hanno dimostrato di reggere le difficoltà post-pandemia – osserva il direttore generale Andrea Carrassi – Tuttavia, per colpa del clima internazionale sempre più teso, il quadro si sta aggravando progressivamente ed i costi stanno diventano sempre più difficili da sopportare”.
A peggiorare lo scenario, l’ultimo trimestre del 2026, secondo le previsioni del Centro studi di Confindustria, sarà caratterizzato da un’ulteriore frenata dell’attività industriale. Tutta colpa dei prezzi di gas e petrolio ai livelli più alti rispetto a fine 2022, anno dello scoppio del conflitto russo-ucraino, che incidono sul carrello della spesa. Inoltre, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione ha appena raggiunto il livello più alto dell’anno in corso (+4,2%).
“Gli ultimi sei mesi hanno messo a dura prova la resilienza delle imprese associate – avverte Carrassi – che, come già dimostrato dal Covid e dagli ultimi anni di tensioni geopolitiche, si è dimostrata notevole. Non vediamo schiarite all’orizzonte. La situazione nello stretto di Hormuz è bloccata, Medio Oriente e Ucraina non sembrano trovare soluzione”.
L’insieme di questi indicatori negativi rallenta l’andamento delle imprese, costrette a gestire in contemporanea l’incremento dei costi energetici, la crescita dei costi delle materie prime agricole e, ultima in ordine di tempo ma non meno allarmante, quella degli imballaggi. “Energia più costosa – ricorda Carrassi – significa anche costi di vetro e plastica più alti”. L’aumento del petrolio, infatti, impatta sul prezzo del packaging e delle materie plastiche necessarie per il confezionamento e la conservazione degli alimenti. Inoltre, l’entrata in vigore del Regolamento Ue sulla deforestazione (EUDR), prevista per la fine dell’anno, rischia di rendere ancora più critico l’approvvigionamento della soia, una delle materie prime più importanti nel settore agroalimentare, sia per l’impiego nella mangimistica, sia per l’utilizzo energetico dell’olio.
“Apprezziamo gli sforzi compiuti dal Governo a sostegno del mondo industriale – afferma il direttore generale di ASSITOL – ma l’attuale scenario impone interventi mirati, come il credito di imposta per i costi energetici sopportati dalle aziende”. Tuttavia, il tema da affrontare in modo strutturale è quello della food security. “La sicurezza negli approvvigionamenti si conferma problema centrale per tutto il mondo agroalimentare – ricorda il direttore di ASSITOL – che, ormai ciclicamente, incide sui fatturati delle imprese”.
Da tempo, ASSITOL invita le istituzioni a inserire nell’agenda politica la food security. “La questione è ormai ben presente nelle economie di tutta Europa e nella vita dei cittadini – stigmatizza Carrassi – su questo tema, la nostra Associazione è disponibile a confrontarsi con tutti, facendo squadra con il mondo dell’agroalimentare”.


