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CARNI: SOTTOPRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE, ESEMPIO STORICO DI ECONOMIA CIRCOLARE

Assograssi ha illustrato in un convegno a Roma lo scenario economico e le nuove opportunità di sviluppo del settore, che da sempre si muove nel quadro della bioeconomia.

Un modello di economia circolare con forti prospettive di sviluppo. E’ questo lo scenario dell’industria dei sottoprodotti di origine animale, che AssoGrassi, l’associazione più rappresentativa del settore, ha tracciato oggi a Roma in un convegno.

Il comparto rappresenta un tassello importante della filiera della carni: le sue aziende si occupano infatti del “rendering”, vale a dire la raccolta e la lavorazione dei sottoprodotti di origine animale. Gli operatori del settore operano in stretta sinergia con tutte le aziende che, in maniera diversa, si occupano di carne: aziende di preparazione di prodotti alimentari, luoghi di macellazione, macellerie, supermercati, allevamenti. Le imprese valorizzano la materia prima per produrre alimenti, mangimi per animali domestici, detergenti, biodiesel, biocombustibili, fertilizzanti.

“Molto prima che diventasse di moda, – ha osservato Alberto Grosso, presidente di AssoGrassi –  abbiamo costruito un modello efficiente di economica circolare”. Assograssi, nata nel 1967, è la realtà maggiormente rappresentativa del settore. Le aziende associate coprono infatti l’80% dell’attività nazionale di trasformazione, dando occupazione a 3400 dipendenti, compreso l’indotto. Oltre ad essere associata ad ASSITOL, l’associazione che in Confindustria rappresenta l’industria olearia italiana, fa parte anche dell’EFPRA (European Fat Processors and Renderers Association) e del WRO (World Rendering Organization).

Il comparto, nel 2016, ha lavorato 1.450.000 tonnellate di materie prime, con un fatturato di 500 milioni di euro. Inoltre, poiché si tratta di materiale deperibile, il settore conta su una rete logistica capillare sull’intero territorio nazionale.

Proprio per il tipo di attività svolta dalle aziende, il settore ha un ruolo strategico a garanzia della sanità pubblica. L’industria dei sottoprodotti, infatti, reimpiega gli scarti di lavorazione delle carni dando loro, letteralmente, una seconda vita. Dalla loro trasformazione, infatti, le aziende ricavano materie prime utili per diversi impieghi, che variano in funzione della categoria dei sottoprodotti utilizzati (cat. 1,2,3).

Nel dettaglio, secondo i dati Assograssi presentati al convegno, nel 2016 sono stati trattate 255.00 tonnellate di  materiali di Cat. 1 e 2 (animali non macellati e deceduti in azienda ed altri materiali  definiti dal regolamento). In particolare, i grassi ottenuti dalla lavorazione sono stati destinati per la produzione di energia rinnovabile e per la fabbricazione di biodiesel. Per quanto concerne il Biodiesel, va ricordato che, dal 2018, sulla base della Direttiva UE sui biocarburanti avanzati, il meccanismo incentivante del double counting verrà ammesso soltanto per gli oli da frittura ed i grassi animali, avvantaggiando quindi la produzione di energia derivante dai sottoprodotti.

Alla combustione sono destinate le farine di cat. 1, mentre le farine di cat. 2 sono state utilizzate nell’industria dei fertilizzanti. Dalle aziende associate, nel 2016 sono state trattate 1.195.000 tonnellate di materiali di Cat. 3, destinando i prodotti ottenuti per gli usi consentiti: per i grassi fusi zootecnia, oleochimica, biodiesel, produzione di energia, petfood, mentre per le Proteine animali trasformate (PAT) petfood e fertilizzanti.

Dal prossimo 1° luglio, si aprono importanti prospettive di crescita per le Pat. Cade infatti il divieto di esportazione nei Paesi extra-UE per le PAT di ruminanti.

“Per troppo tempo – ha osservato il presidente di Assograssi – abbiamo pagato il post-BSE con il divieto di esportare e con tutta una serie di obblighi che, negli anni, ha creato una profonda discriminazione tra i produttori europei e quelli dei Paesi Terzi. Oggi, alla luce della reale situazione che vede classificati la quasi totalità dei paesi europei a rischio TSE trascurabile, si rende finalmente possibile un riallineamento delle norme europee a quelle indicate dall’OIE ed in vigore nel resto del mondo. Un primo risultato importante è stato raggiunto con la riapertura all’esportazione. Ci auguriamo che un nuovo passo sia presto possibile, riaprendo l’utilizzo delle PAT di ruminanti per acquacultura”.

Un filone che promette sviluppi interessanti è quello dei fertilizzanti. Questa opportunità rischia però di essere compromessa definitivamente da un nuovo regolamento che, per motivi incomprensibili, non prevede i prodotti derivati nell’elenco dei fertilizzanti CE, mettendoli così di fatto fuori dal mercato.

“Auspichiamo – conclude il Presidente Grosso – che il buonsenso del legislatore alla fine prevalga, nell’interesse dell’intera filiera agroalimentare delle carni”.

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