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SICCITA’: L’ALLARME DELL’INDUSTRIA OLEARIA

Gli imprenditori temono l’impatto dell’emergenza idrica sulle coltivazioni già in essere, come il girasole, e sulla prossima campagna olivicola.

Uliveti in sofferenza e girasole in difficoltà. E’ l’allarme di ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, che teme gli effetti della siccità sull’attività delle aziende del settore.

Gli uliveti hanno subìto seri danni dalla mancanza di piogge e, per alcune zone di eccellenza come il Garda e la Toscana meridionale, si parla già di produzione al 50%. “Le nostre imprese sono abituate ad affrontare il deficit strutturale di materia prima che, storicamente, riguarda l’Italia – afferma Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio d’oliva di ASSITOL – . Tuttavia la siccità degli ultimi mesi aggrava il quadro produttivo nazionale, già compromesso dalla precedente campagna”. Le piante, infatti, alla ricerca di acqua, cercano di nutrirsi “prelevando” anche quella delle olive, la cui resa potrebbe essere molto bassa se non inizia a piovere.

L’Italia, in tempi normali, può contare su una produzione nazionale di circa 350mila tonnellate d’olio d’oliva, a fronte di un fabbisogno interno di 600mila tonnellate e di un export pari a 400mila tonnellate. “Il rischio è di assistere al ripetersi  di una campagna negativa come quella del 2014, annus horribilis del nostro olio”, avverte Cremonini. Nel resto del Mediterraneo, anche produttori storici come Spagna e Grecia lamentano i danni dell’emergenza climatica.

Situazione delicata anche per il girasole. La sua coltura si effettua nel Centro-Italia, su terreni non irrigui e soffre la mancanza di acqua. “Per il girasole, il rischio è di una riduzione delle rese di almeno il 20% – precisa Enrico Zavaglia, presidente del Gruppo Oli da semi – mentre la domanda di mercato, sia in Italia che all’estero, è in crescita. Non dimentichiamo che quello di girasole è l’olio di semi più consumato in Italia, prediletto dall’industria alimentare per la produzione di sughi, salse e prodotti da forno”.

La siccità non sembra più un’eccezione anche alle latitudini italiane. “Le statistiche ci parlano di estati sempre più calde e di fenomeni metereologici estremi – osserva Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL – occorre attrezzarci di conseguenza”.

Basti pensare che soltanto il 20% degli uliveti italiani può contare su un’irrigazione artificiale, fondamentale in caso di siccità. “Una soluzione in tal senso – sottolinea Cremonini – consiste nel destinare da subito parte dei  fondi del Piano Olivicolo Nazionale alla lotta contro l’emergenza idrica negli uliveti”.

Il cambiamento climatico influenzerà sempre di più la nostra agricoltura. “E’ ormai necessario rilanciare la ricerca e l’innovazione – conclude Carrassi -, con l’obiettivo di rafforzare e incrementare il nostro patrimonio agricolo, costretto ad affrontare ciclicamente situazioni climatiche estreme”.

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OLIO D’OLIVA, IL JOLLY DELL’ESTATE

Secondo gli esperti, l’extravergine, abbinato a verdura, carni bianche o carboidrati, è ottimo per resistere al grande caldo e recuperare energie. E visto che ai carboidrati è bene non rinunciare, sì alla merenda con pane e olio.

Olio extravergine protagonista della dieta anti-caldo. A sottolineare questa tendenza è ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, sulla base delle indicazioni fornite dagli esperti di alimentazione.

In particolare, l’Harvard School of Public Health, una delle massime autorità in materia nutrizionale, ha ribadito anche di recente come l’olio d’oliva rappresenti un alimento fondamentale, perché è ricco di “grassi buoni, in grado di rifornire l’organismo di energia.

“Proprio ciò di cui si ha bisogno in estate – spiega Alberto Pucciariello, esperto di nutrizione – l’olio d’oliva ha gusto, leggerezza e ci aiuta a ripartire anche nelle ore più calde, a patto di saperlo abbinare ai piatti giusti”.

La dieta d’estate deve infatti puntare su un forte consumo di verdura, ricca di acqua e sali minerali. “A causa della alte temperature – precisa l’esperto -, l’organismo perde questi componenti essenziali con la sudorazione”.

In un pasto anti-caldo, ottime le proteine di origine vegetale, come i legumi; se di origine animale, è sempre bene scegliere carni bianche e pesce. Il tutto condito con olio a crudo, che ne valorizza il sapore senza appesantire.

Non bisogna poi rinunciare ad una quota giornaliera di carboidrati. “Se mettersi ai fornelli diventa un problema per via della calura – suggerisce Pucciariello – bastano un paio di fette di pane fresco, meglio se integrale, e il pasto è completo”.

Il matrimonio perfetto, in questo senso, è quello con l’olio. “Se al pane si aggiunge un po’ di extravergine, possiamo ben dire di aver creato lo spuntino ideale – osserva Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL – da tempo, l’Associazione consiglia di riscoprire un vecchio modo di fare merenda, mettendo insieme l’olio ed il pane fresco, due pilastri della nostra cultura nazionale di cui, troppo spesso, si dimentica il valore salutistico, che risulta adatta a tutte le età e a tutte le ore”.

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ASSITOL: BENE IL PIANO PROTEICO DELLA UE

L’associazione dell’industria olearia plaude al progetto europeo per favorire la coltivazione delle leguminose, tra cui la soia, in modo da ridurre l’import e contare su una produzione comunitaria certificata e ogm-free.

Sì ad un piano proteico europeo, che può aprire grandi opportunità di sviluppo per l’Italia. ASSITOL apprezza la proposta, firmata congiuntamente da 14 Paesi della UE, che ha come obiettivo prioritario l’aumento della coltivazione di piante proteiche, come la soia ed altre leguminose, la cui produzione è del tutto insufficiente rispetto al fabbisogno europeo ed italiano.

“E’ quello che proponiamo da tempo, per contrastare l’annoso problema del deficit proteico e limitare il ricorso all’import – afferma Enrico Zavaglia, presidente del Gruppo Oli da Semi dell’associazione –. Circa il 50% della soia prodotta in Europa è coltivata in Italia: l’attuazione del piano proteico aprirebbe importanti opportunità per l’intero settore agroindustriale. Ecco perché intendiamo far sentire la nostra voce nella definizione del progetto, potendo anche portare l’esperienza di diversi anni di iniziative a marchio privato, tese alla valorizzazione della soia europea non-OGM”.

I Paesi firmatari della dichiarazione “European Soy”, quasi tutti del Centro ed Est Europa, ma con l’importante presenza di Italia e Francia, puntano alla creazione di un bacino produttivo europeo, in grado di dare vita ad una “partenership proteica” tra Est e Ovest, con un’offerta di produzione locale, certificata e ogm-free. In pratica, per la soia e le leguminose prodotte nell’Unione Europea sarebbe previsto un sistema di etichettatura specifico, in modo da valorizzarne l’origine europea ed i connotati di sostenibilità, incluso l’OGM-free. Il tutto in un’ottica di filiera integrata, rilanciando la logistica, la trasformazione e la commercializzazione dei semi oleosi e delle leguminose “Made in Europe”.

Nel 2016 in Italia sono stati destinati alla soia 350mila ettari, per una produzione di 1,1 milioni di tonnellate. Per il 2017, le previsioni di semina sono tutte al positivo, con un margine di crescita di almeno il 5%. In particolare, le proteoleaginose e le oleaginose con alto livello di proteina, come la soia, sono essenziali per la produzione di mangimi (farine proteiche), per l’alimentazione umana e per tutta una serie di impieghi non-food come quello bioenergetico e biochimico.

“Dal punto di vista della sostenibilità – sottolinea il presidente Zavaglia – non va poi dimenticato che la soia e tutte le leguminose hanno un ruolo fondamentale nella rotazione colturale, riducendo l’uso di fertilizzanti e, di conseguenza, le emissioni nell’atmosfera e l’impatto ambientale. Auspichiamo che l’intera filiera collabori e si impegni nella costruzione del progetto, che avrà ricadute positive su tutto il comparto”.

 

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LIEVITO: QUANDO LE AZIENDE AMANO L’AMBIENTE

Il microrganismo vivente, anima del pane e fondamentale per la produzione di vino e birra, è anche sostenibile. Inoltre è impiegato per la produzione di mangimi, fertilizzanti ed energia.

Il lievito dà vita al pane, al vino, alla birra e ama l’ambiente. Il settore rappresenta un esempio consolidato di economia circolare. Le aziende del settore, come dimostrano i dati del Gruppo Lievito di ASSITOL, recuperano tutti i coprodotti della loro attività, in un quadro di economia circolare, dando loro una seconda vita, e la loro attività è praticamente ad impatto zero.

Il lievito di birra, come viene comunemente definito (Saccharomyces cervisae) è un microrganismo vivente, che prende vita da un sottoprodotto di origine agricola, il melasso da zucchero.  “Le nostre aziende – chiarisce Thomas Lesaffre, presidente del gruppo – creano le condizioni più favorevoli alla riproduzione del lievito in presenza di ossigeno. In pratica tutto si basa sulla fermentazione dello zucchero, un processo che non ha nulla di artificiale. Non a caso, dal punto di vista tecnico, si parla di ‘coltivazione’ del lievito”.

Per realizzare questo straordinario processo, le imprese del settore ricorrono all’alta tecnologia, che ha consentito, negli ultimi anni, di ridurre l’uso di acqua, fondamentale per la produzione di lievito, del 20%. Inoltre, alla fine dell’intero processo, ogni azienda sottopone le acque reflue, le materie organiche e non assimilabili, ad un trattamento che consente di non disperderle nell’ambiente. In questo modo, tutti i coprodotti sono destinati ad una serie di altre importanti produzioni: fertilizzanti, mangimi, energia, cosmetica e farmaceutica.

Il comparto è all’avanguardia anche nel risparmio energetico: l’elettricità da cogenerazione è utilizzata dalle aziende per l’autoconsumo, contribuendo così a ridurre le emissioni di CO2 del 50%. “Il nostro settore . sottolinea Lesaffre – aderisce da tempo al principio del ‘food first’, ma non trascura le prospettive aperte dalle fonti rinnovabili. Il nostro impegno è per una pacifica convivenza di questi due filoni, che possono dare grandi opportunità sia all’agricoltura sia all’industria”.

Al riguardo, il sistema virtuoso del lievito potrebbe essere messo a rischio da una proposta, avanzata dalla Commissione Europea nell’ambito della discussione sulle energie rinnovabili post-2020, circa la possibilità di annoverare il melasso, grazie al quale si ottiene il lievito, tra i biocarburanti avanzati, favorendo così il suo impiego per produrre bioetanolo, con il sostegno degli incentivi già previsti dalle norme UE.

“Si tratterebbe di una forzatura – obietta il presidente degli imprenditori – che porterebbe ad una diminuzione del melasso a disposizione e ad un aumento dei costi, per il nostro settore e per tutte le filiere coinvolte”.

In pratica si creerebbe una pericolosa competizione tra l’uso alimentare e quello energetico. “Ecco perché il Gruppo Lievito di ASSITOL – annuncia il presidente Lesaffre – che fa sentire la sua voce in Europa grazie a Cofalec, la confederazione europea di settore, intende tutelare  questo modello di economia circolare e l’idea del melasso-coprodotto”.

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MARCELLO DEL FERRARO NUOVO PRESIDENTE DI ASSITOL

L’Assemblea ha eletto all’unanimità ai vertici dell’associazione uno dei suoi consiglieri storici, responsabile del Gruppo Oli tecnici.

Marcello Del Ferraro è il nuovo presidente di ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’Industria olearia.

“Raccolgo con entusiasmo la sfida proposta da ASSITOL  – commenta il neopresidente – consapevole dell’importanza del mio incarico in un momento cruciale per l’associazione che, nei prossimi mesi, è chiamata ad affrontare numerosi ed importanti dossier, in Italia ed in Europa”.

Nato a Rocca Massima (LT) nel 1954, Del Ferraro è un consigliere storico di ASSITOL. Diplomatosi nel 1974, lavora nel settore oleario dal 1982. Nel 1990 diventa Dirigente e attualmente è Direttore commerciale della Ital Green Oil S.r.l. L’azienda olearia, che fa parte del Gruppo Marseglia, possiede un importante stabilimento situato in Veneto, che ha come attività  principale la lavorazione del seme di soia per l’ottenimento di olio da semi di soia e farine di soia.

Inoltre Del Ferraro è stato membro dell’Executive Board della Federazione europea degli oli da semi e delle farine proteiche (Fediol), in rappresentanza di Italia e Francia. Del Ferraro è anche consigliere dell’AGER, l’associazione granaria di Bologna.

Tra i temi più significativi di cui il neopresidente dovrà occuparsi, il Consorzio Renoils, il nuovo sistema di gestione degli oli e dei grassi esausti, che in un’ottica di economia circolare riguarda l’intera filiera degli oli fino al biodiesel; il riconoscimento dell’organismo interprofessionale dell’olio d’oliva e, più a lungo termine, l’ampliamento progressivo della sfera di competenza dell’associazione ben oltre la storica rappresentanza del mondo dell’olio. Proprio con l’obiettivo di portare avanti questo cambio di pelle, il Consiglio Generale di ASSITOL ha scelto di andare al voto ed eleggere un presidente fortemente rappresentativo delle varie anime dell’associazione.

L’impegno che ci aspetta sarà grande – osserva Del Ferraro – ma so di poter contare su una squadra abituata a confrontarsi con forti responsabilità. Il mio auspicio è che, tutti insieme, si possa costruire una compagine associativa sempre più solida e competitiva”.

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OLI DA SEMI: SETTORE IN BUONA SALUTE CHE VUOLE CRESCERE ANCORA

Bilancio positivo per l’industria di settore nel 2016. Secondo ASSITOL, occorre incrementare la produzione nazionale e rilanciare la ricerca, in modo da affrontare il problema del deficit proteico, rispondendo alle esigenze del comparto agroalimentare e della nostra zootecnia.

Un 2016 positivo, un 2017 che promette bene. Secondo i dati elaborati da ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, il comparto degli oli da semi vive un buon momento, anche grazie all’aumento delle produzioni nazionali di soia e girasole.

“Il mercato dei semi è promettente – sottolinea Enrico Zavaglia, presidente del Gruppo oli da semi dell’associazione -. Tuttavia, nonostante l’incremento delle nostre oleaginose, occorre implementare la nostra produzione agricola, in modo da ridurre il ricorso alle importazioni ed ampliare così l’offerta a disposizione delle aziende”. Ecco perché, aggiunge Zavaglia, “è necessario rilanciare la ricerca, in particolare le biotecnologie no-Ogm come la cisgenetica e le nuove tecniche di breeding”.

Lo scorso anno alla soia sono stati destinati 350mila ettari, per una produzione di 1,1 milioni di tonnellate, vale a dire circa la metà dell’intero raccolto UE, mentre 100mila ettari sono stati dedicati al girasole, per una produzione pari a 230mila tonnellate. Per il 2017, le semine sono ulteriormente cresciute di un 5 – 10 % sia per la soia sia per il girasole. Stabile invece la colza, con poco più di 13mila ettari.

Ricche di proteine, le oleaginose sono essenziali per la produzione di mangimi (farine proteiche), per l’alimentazione umana e per tutta una serie di impieghi non-food come quello bioenergetico e biochimico. Purtroppo, la produzione italiana ed europea è, a tutt’oggi, ancora insufficiente rispetto alle richieste della popolazione e al fabbisogno dell’industria mangimistica. In tal senso, si parla di “deficit proteico”, anche in vista dell’aumento della popolazione mondiale (8,5 miliardi la stima per il 2030).

Nel 2016, l’industria di trasformazione ha lavorato quasi 3 milioni di tonnellate di semi oleosi, con un aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente. Un dato in controtendenza rispetto all’Europa, che ha registrato invece un calo del 2,7%.  Grazie alla capacità produttiva dell’industria di settore, pari a circa 8oomila tonnellate, lo scorso anno le aziende del settore hanno prodotto oltre 562mila tonnellate di olio greggio, incrementando così i quantitativi del 19,3% rispetto al 2015. In particolare, l’Italia ha esportato quasi 32mila tonnellate di olio di girasole e oltre 65mila tonnellate di olio di soia.

Sugli oli da semi, il consumatore esige trasparenza – osserva il presidente Zavaglia – e guarda con attenzione alla salubrità e alla sostenibilità dei prodotti: due tendenze che riguardano tutto il mondo dell’agroalimentare ma che, per gli oli, assumono grande importanza. Per queste ragioni, il ricorso agli oli da semi, in particolare al girasole, oggi gode di maggior favore”.

Su questo fronte, le aziende cercano nuove soluzioni, come le varianti ad alto contenuto di acido oleico del girasole, che appaiono promettenti per le virtù salutistiche e la stabilità in cottura degli oli prodotti. Già adesso il 40% delle coltivazioni italiane riguarda proprio l’alto oleico.

 

Ufficio stampa: Silvia Cerioli – cell.3387991367

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ASSITOL, STAFFETTA AL VERTICE: ROCCHI PRESIDENTE

Mario Rocchi subentra a Giovanni Zucchi al vertice di ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’Industria olearia, aderente a Confindustria. Rocchi assume l’incarico, in qualità di vicepresidente anziano, come previsto  dallo statuto dell’associazione.

Classe 1959, titolare dell’Oleificio RM SpA, marchio specializzato in oli d’oliva dal 1901, Rocchi comincia a lavorare nell’azienda di famiglia nel 1978. E’ anche vicepresidente della sezione alimentare di Confindustria Toscana Nord.

“La mia presidenza – afferma il numero uno di ASSITOL – sarà in continuità con la linea di rinnovamento già in atto all’interno dell’Associazione”.

ASSITOL, oltre agli oli d’oliva e di semi, rappresenta anche i semilavorati per la panificazione e la pasticceria, il lievito da zuccheri, i condimenti spalmabili, gli oli per usi tecnici, il biodiesel ed i sottoprodotti di origine animale.

“I tavoli che vedono coinvolta la nostra Associazione sono tanti e tutti di grande importanza – osserva Rocchi -. Dall’Interprofessione, di cui auspichiamo a breve il riconoscimento, alla delicata partita del contributo ambientale, dalle opportunità offerte dall’economia circolare alla difesa in Europa dei nostri prodotti contro il rischio di ‘semafori’ e nuovi protezionismi, siamo chiamati a impegnarci sempre più per tutelare il ‘saper fare’ delle nostre aziende”. Un’azione complessa, in Italia e a livello internazionale, per la quale Rocchi auspica “una forte collaborazione tra le diverse anime dell’Associazione, in modo da rafforzare il nostro peso nelle sedi istituzionali”.

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ANNATA DIFFICILE PER L’OLIO, OCCORRE L’IMPEGNO DI TUTTA LA FILIERA

L’Associazione dell’industria olearia commenta gli ultimi dati del COI sulla campagna 2016-2017 e ritiene opportuno un maggiore impegno dell’Interprofessione per rivitalizzare il settore. In tal senso, ASSITOL spera in un rapido riconoscimento dell’organismo.

Un’annata difficile per l’olio d’oliva, che chiama ad un maggiore impegno tutta la filiera nell’Interprofessione. E’ l’auspicio di ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria, che guarda con preoccupazione agli ultimi dati del COI, il Consiglio Oleicolo internazionale, sulla campagna 2016-2017.

Secondo le statistiche del Consiglio, la produzione mondiale di olio è in sofferenza, in particolare nei Paesi con una storica tradizione olivicola. Negativo il bilancio dell’Italia, che ha perso quasi il 60% rispetto al 2015 e si è si attestata sulle 190mila tonnellate. Anche la Grecia con 180mila tonnellate (-43%) e Portogallo con 76mila tonnellate (-32%), hanno visto diminuire la produzione. Decisamente meno drastico il caso della Spagna, che conta su quasi un milione e 300mila tonnellate, ma ha registrato un calo dell’8,5%.

Non va meglio nel Mediterraneo, dove la Tunisia e Marocco, rispettivamente con 100mila e 110mila tonnellate, hanno assistito ad una netta riduzione delle loro produzioni.

Il ridimensionamento della quantità di materia prima ha provocato un generale aumento dei prezzi, deprimendo così anche i consumi (- 4,3%). I dati analizzati nel convegno ASSITOL dello scorso dicembre mostravano già una contrazione, con una perdita di circa 50.000 tonnellate, legata anche alle nuove tendenze salutiste.

I dati del COI sul settore rappresentano un campanello d’allarme che non possiamo ignorare – osserva Angelo Cremonini, presidente del Gruppo olio d’oliva di ASSITOL -. In Italia, si è acuito lo storico deficit di produzione, mentre stenta a decollare il Piano olivicolo, nelle sue diverse articolazioni regionali, che dovrebbe portare ad un incremento della nostra capacità produttiva nei prossimi anni”.

Per gli industriali, l’intera filiera è chiamata ad un maggiore impegno per rivitalizzare il settore. “La nuova Interprofessione – ricorda Cremonini – sta puntando sulla costruzione di una strategia comune, capace di dare finalmente voce alle proposte e alle esigenze del mondo olivicolo-oleario. ASSITOL intende fare la sua parte e si augura che il Ministero delle Politiche Agricole dia il via al riconoscimento della struttura”.

L’Associazione confida in un rapido ed oculato utilizzo dei fondi del Piano olivicolo nazionale, la cui operatività è frenata dalle complesse procedure burocratiche. “Ci appelliamo alla buona volontà della pubblica amministrazione e degli enti locali per un’accelerazione – afferma il presidente del Gruppo olio d’oliva – in modo da sbloccare fondi essenziali per far ripartire il settore. Per la compagnia di bandiera, si va ipotizzando un contributo di 600 milioni, mentre purtroppo si fa fatica a svincolare 30 milioni, peraltro già stanziati, a favore di tutta l’olivicoltura italiana”.

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CARNI: SOTTOPRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE, ESEMPIO STORICO DI ECONOMIA CIRCOLARE

Assograssi ha illustrato in un convegno a Roma lo scenario economico e le nuove opportunità di sviluppo del settore, che da sempre si muove nel quadro della bioeconomia.

Un modello di economia circolare con forti prospettive di sviluppo. E’ questo lo scenario dell’industria dei sottoprodotti di origine animale, che AssoGrassi, l’associazione più rappresentativa del settore, ha tracciato oggi a Roma in un convegno.

Il comparto rappresenta un tassello importante della filiera della carni: le sue aziende si occupano infatti del “rendering”, vale a dire la raccolta e la lavorazione dei sottoprodotti di origine animale. Gli operatori del settore operano in stretta sinergia con tutte le aziende che, in maniera diversa, si occupano di carne: aziende di preparazione di prodotti alimentari, luoghi di macellazione, macellerie, supermercati, allevamenti. Le imprese valorizzano la materia prima per produrre alimenti, mangimi per animali domestici, detergenti, biodiesel, biocombustibili, fertilizzanti.

“Molto prima che diventasse di moda, – ha osservato Alberto Grosso, presidente di AssoGrassi –  abbiamo costruito un modello efficiente di economica circolare”. Assograssi, nata nel 1967, è la realtà maggiormente rappresentativa del settore. Le aziende associate coprono infatti l’80% dell’attività nazionale di trasformazione, dando occupazione a 3400 dipendenti, compreso l’indotto. Oltre ad essere associata ad ASSITOL, l’associazione che in Confindustria rappresenta l’industria olearia italiana, fa parte anche dell’EFPRA (European Fat Processors and Renderers Association) e del WRO (World Rendering Organization).

Il comparto, nel 2016, ha lavorato 1.450.000 tonnellate di materie prime, con un fatturato di 500 milioni di euro. Inoltre, poiché si tratta di materiale deperibile, il settore conta su una rete logistica capillare sull’intero territorio nazionale.

Proprio per il tipo di attività svolta dalle aziende, il settore ha un ruolo strategico a garanzia della sanità pubblica. L’industria dei sottoprodotti, infatti, reimpiega gli scarti di lavorazione delle carni dando loro, letteralmente, una seconda vita. Dalla loro trasformazione, infatti, le aziende ricavano materie prime utili per diversi impieghi, che variano in funzione della categoria dei sottoprodotti utilizzati (cat. 1,2,3).

Nel dettaglio, secondo i dati Assograssi presentati al convegno, nel 2016 sono stati trattate 255.00 tonnellate di  materiali di Cat. 1 e 2 (animali non macellati e deceduti in azienda ed altri materiali  definiti dal regolamento). In particolare, i grassi ottenuti dalla lavorazione sono stati destinati per la produzione di energia rinnovabile e per la fabbricazione di biodiesel. Per quanto concerne il Biodiesel, va ricordato che, dal 2018, sulla base della Direttiva UE sui biocarburanti avanzati, il meccanismo incentivante del double counting verrà ammesso soltanto per gli oli da frittura ed i grassi animali, avvantaggiando quindi la produzione di energia derivante dai sottoprodotti.

Alla combustione sono destinate le farine di cat. 1, mentre le farine di cat. 2 sono state utilizzate nell’industria dei fertilizzanti. Dalle aziende associate, nel 2016 sono state trattate 1.195.000 tonnellate di materiali di Cat. 3, destinando i prodotti ottenuti per gli usi consentiti: per i grassi fusi zootecnia, oleochimica, biodiesel, produzione di energia, petfood, mentre per le Proteine animali trasformate (PAT) petfood e fertilizzanti.

Dal prossimo 1° luglio, si aprono importanti prospettive di crescita per le Pat. Cade infatti il divieto di esportazione nei Paesi extra-UE per le PAT di ruminanti.

“Per troppo tempo – ha osservato il presidente di Assograssi – abbiamo pagato il post-BSE con il divieto di esportare e con tutta una serie di obblighi che, negli anni, ha creato una profonda discriminazione tra i produttori europei e quelli dei Paesi Terzi. Oggi, alla luce della reale situazione che vede classificati la quasi totalità dei paesi europei a rischio TSE trascurabile, si rende finalmente possibile un riallineamento delle norme europee a quelle indicate dall’OIE ed in vigore nel resto del mondo. Un primo risultato importante è stato raggiunto con la riapertura all’esportazione. Ci auguriamo che un nuovo passo sia presto possibile, riaprendo l’utilizzo delle PAT di ruminanti per acquacultura”.

Un filone che promette sviluppi interessanti è quello dei fertilizzanti. Questa opportunità rischia però di essere compromessa definitivamente da un nuovo regolamento che, per motivi incomprensibili, non prevede i prodotti derivati nell’elenco dei fertilizzanti CE, mettendoli così di fatto fuori dal mercato.

“Auspichiamo – conclude il Presidente Grosso – che il buonsenso del legislatore alla fine prevalga, nell’interesse dell’intera filiera agroalimentare delle carni”.

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ASSITOL: AL VIA IL NUOVO GRUPPO BIODIESEL

Roma, 3 aprile 2017

Nell’Associazione italiana dell’industria olearia, le aziende che producono biocarburanti oggi trovano uno spazio. Il nuovo gruppo ha nominato alla presidenza Alastair Fraser, direttore generale della Oxem.

Un nuovo gruppo in ASSITOL per rappresentare il settore del biodiesel. Nell’Associazione italiana dell’industria olearia, aderente a Confindustria, ritrova così una rappresentanza forte il mondo dei biocarburanti.

Secondo i dati ASSITOL, il comparto, a fronte di una capacità produttiva di 1 milione e 600mila tonnellate, nel 2016 ha prodotto 350mila tonnellate di biodiesel, a causa del quadro normativo ancora incerto. Le aziende del settore, che occupano circa 2mila addetti,  hanno impiegato principalmente materie prime di origine vegetale, e per il 15% del biodiesel nazionale si è ricorso a oli usati, sottoprodotti e grassi animali.

In occasione della sua prima assemblea, il gruppo appena costituito ha stilato il programma d’azione per il 2017, nominando alla sua presidenza Alastair Fraser. Laureato in biologia, con un master in Business Administration conseguito all’Università Bocconi, Fraser ha una lunga esperienza internazionale nel campo delle energie rinnovabili. Oggi è direttore generale della Oxem, società del gruppo Oxon operante nel settore del biodisel.

Tra le priorità delineate dal gruppo per il settore, le aziende hanno indicato la definizione di un quadro normativo chiaro per l’intero comparto del biodiesel. A preoccupare gli imprenditori, infatti, è la concreta attuazione della Direttiva Europea Iluc, che promuove un impiego più cospicuo dei biocarburanti avanzati, non da oli di origine vegetale, ma derivanti da oli di frittura e grassi animali, entro il 2020. Una strategia che metterebbe in difficoltà l’Italia, che, in virtù della sua vocazione agricola, molto ha investito sugli oli vegetali per usi tecnici, colpendo così anche il nostro settore primario, che ha trovato in questo filone un importante sbocco produttivo e una fonte aggiuntiva di reddito.

In questa fase, non essendoci oggi un limite al doppio conteggio, le aziende petrolifere sono portate ad acquistare esclusivamente prodotti derivanti da oli di frittura usati o da grassi animali, tutte materie sostenibili a forte risparmio di emissioni GHG, ma con una disponibilità limitata, rendendo quindi difficile l’effettivo uso della capacità produttiva installata.

“Per queste ragioni – sottolinea il neopresidente Alastair Fraserauspichiamo l’avvio di sistemi di premialità, come il double counting, o di sistemi alternativi, ispirati ad altre esperienze europee, finalizzati alla tutela degli investimenti effettuati negli scorsi anni per ampliare la capacità di produzione degli impianti e sviluppare i biocarburanti”.

Nel programma 2017, grande importanza è data anche alla tutela delle produzioni europee, al sostegno della normativa anti-dumping e anti-subsidy e, in prospettiva, alla determinazione della strategia post-2020.

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AI NASTRI DI PARTENZA LA FEDERAZIONE EUROPEA DELL’OLIO DI SANSA E DELLA BIOMASSA DA OLIVO

Finalmente operativa EUROLIVEPOMACE, che riunisce tutte le associazioni dei Paesi produttori. Alla vicepresidente è stato nominato Michele Martucci di ASSITOL. Tra le priorità della nuova organizzazione, la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera e lo sviluppo delle agroenergie.

Valorizzare tutti i sottoprodotti della filiera olivicola-olearia, sviluppandone le potenzialità finora inespresse. E’ finalmente operativa la Federazione Europea dell’Olio di sansa e della Biomassa da olivo. Ne fanno parte i principali Paesi produttori attraverso le rispettive associazioni: la Spagna con l’ANEO, l’Italia con ASSITOL, la Grecia con la Spel ed il Portogallo con l’ANIDA.

La sede della nuova federazione, che si chiamerà European Federation of Olive Pomace Oil and Olive Biomass (EUROLIVEPOMACE), è stata fissata a Siviglia.

Michele Martucci, presidente del Gruppo Olio di sansa di ASSITOL, è stato nominato vicepresidente.. Laureato in Economia aziendale all’Università Bocconi, oggi è Amministratore della SAIO SpA, azienda pugliese che opera nella produzione di olio di sansa.

La sansa è un sottoprodotto della lavorazione delle olive in frantoio, impiegata per produrre olio alimentare e, in tempi più recenti, biomasse. Quello che si potrebbe considerare uno “scarto”, al contrario, nell’ottica dell’economia circolare e per evitare di sperperare risorse preziose, è valorizzato dal lavoro delle aziende che trasformano la sansa e ne estraggono un olio destinato all’alimentazione e, in aggiunta, un combustibile di origine vegetale, con evidenti vantaggi ambientali.

“La nuova federazione europea – sottolinea Martucci – intende dare nuova centralità al segmento del sansa, che svolge un ruolo fondamentale nella filiera dell’olio d’oliva, grazie ala sua tradizionale vocazione alimentare e alla capacità di dare nuova vita ai sottoprodotti olivicoli. Due filoni che ci vedono impegnati già da tempo e che ora potranno usufruire di una strategia condivisa tra tutti i protagonisti europei del settore”.

L’olio di sansa da sempre funziona da “apripista” per l’olio d’oliva nei nuovi mercati, soprattutto in Asia e, in generale, nei Paesi non ancora abituati al gusto dell’extravergine. Negli ultimi anni, l’impegno delle aziende nell’ambito delle agro energie ha creato nuove possibilità di crescita.

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ASSITOL: STOP AI “SEMAFORI”

L’associazione italiana dell’industria olearia approva la linea della Farnesina che, di concerto con i Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute, intende contrastare il sistema di informazione nutrizionale della Gran Bretagna, secondo il quale gli oli vanno contrassegnati col bollino rosso.

No aI sistema di etichettatura a semafori, sì ad un’azione comune tra Istituzioni e organizzazioni di settore. Lo afferma ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia in relazione al dibattito in occasione del convegno “Contro semafori e protezionismi” sulla tutela dell’agroalimentare organizzata alla Farnesina.

In particolare, durante l’incontro è emerso che il sistema a semaforo, proposto in Gran Bretagna per le informazioni nutrizionali, è forviante e potenzialmente ingannevole. “L’olio extravergine d’oliva è il condimento principe della dieta mediterranea – sottolinea Andrea Carrassi, Direttore Generale dell’associazione – i suoi benefici sulla salute sono confermati da decine di studi, italiani e internazionali. Eppure, secondo i parametri dell’etichetta a semafori, l’olio sarebbe contrassegnato con il ‘rosso’, come se fosse un alimento dannoso per la salute del consumatore”.

ASSITOL si dice favorevole alla task force, annunciata dal Ministro degli Esteri Alfano, per coordinare strategia e azioni, riunendo periodicamente sotto la regia della Farnesina istituzioni e associazioni di settore. “In questo modo, sarà più agevole attuare il confronto con la Commissione UE – spiega il direttore di ASSITOL – con l’obiettivo di individuare un sistema serio e scientificamente inattaccabile sulle etichette nutrizionali, da adottare in tutta Europa”.

La Gran Bretagna, che ha imposto al suo interno le etichette a semaforo, è al quarto posto nella UE per gli acquisti di olio d’oliva. Il nostro export di extravergine, nel 2016, è cresciuto del 7,5% nel Regno Unito. “Intendiamo difendere in tutte le sedi il lavoro ed i prodotti dei grandi marchi italiani – ha concluso Carrassi – che, in decenni di impegno, hanno fatto conoscere il nostro ‘oro verde’ in tutto il mondo”.

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FOOD E BIOMASSE: IL NUOVO RUOLO DEL SANSIFICIO NELLA FILIERA OLEARIA

Vocazione alimentare e regole più certe sugli incentivi per la produzione di energia: per le imprese del settore si aprono nuove possibilità di sviluppo.

Grazie alle nuove norme sugli incentivi alle fonti rinnovabili, la prossima campagna olearia sembra aprire buone prospettive per i sansifici. A rilevarlo è ASSITOL, l’associazione italiana rappresentativa degli industriali di settore.

“Con il DM Rinnovabili – spiega Michele Martucci, presidente del Gruppo olio di sansa dell’associazione – le nostre aziende assumono un nuovo ruolo all’interno della filiera oleicola. Innanzitutto, si conferma la vocazione alimentare del comparto, stabilendo per la prima volta in un testo normativo il principio del ‘food first’, vale a dire la priorità dell’utilizzo della sansa per scopi alimentari. Inoltre, si danno regole più chiare e certe per l’utilizzo degli incentivi legati alla produzione energetica da sottoprodotti della filiera olivicola”.

In tal senso, è bene ricordare che la sansa è un sottoprodotto della lavorazione delle olive in frantoio, impiegata per produrre olio alimentare e, più di recente, biomasse per l’energia elettrica. Quello che, erroneamente, si potrebbe considerare uno “scarto”, al contrario, è valorizzato dal lavoro dall’attività delle imprese che lavorano la sansa e ne estraggono un olio, appartenente alla famiglia degli oli d’oliva, quindi ricco di grassi buoni.

Destinato storicamente all’alimentazione, in aggiunta, negli ultimi anni, se ne ricava anche un combustibile di origine vegetale, con evidenti vantaggi ambientali. Oggi, l’olio di sansa funziona da “apripista” per l’extravergine nei nuovi mercati internazionali, soprattutto in Asia e, in generale, nei Paesi non ancora abituati al gusto dell’extravergine.

Tra le novità del DM rinnovabili, di immediata attuazione per l’olio di sansa nella nuova campagna olearia, emerge la possibilità di utilizzare i sottoprodotti della trasformazione delle olive negli impianti a biomasse e biogas. Tuttavia, allo scopo di evitare abusi nella richiesta degli incentivi, stigmatizzati dalla stessa ASSITOL in passato, e garantendo al tempo stesso il principio del “food first”, il decreto definisce i casi in cui è espressamente autorizzato l’impiego della sansa per la produzione di elettricità.

In particolare, l’uso energetico della sansa è legittimo negli impianti a biomasse e a biogas, secondo il provvedimento, “nella sola regione Sardegna o qualora la sansa fornita all’impianto di produzione elettrica provenga da impianti di produzione della sansa che distino più di 70 km dal più vicino sansificio”. Tale condizione, stabilisce ancora il decreto, deve essere dichiarata dallo stesso produttore di energia elettrica “all’atto della richiesta di accesso agli incentivi e oggetto di analogo impegno da rinnovare annualmente”.

In questo modo, ritorna il ruolo chiave dei sansifici nella valorizzazione dei sottoprodotti provenienti dalla lavorazione delle olive nel territorio circostante. “Il DM incentivi – osserva il presidente Martucci – sancisce così la centralità della imprese del nostro comparto nella filiera dell’olio d’oliva, mantenendo da un lato la sua tradizionale vocazione alimentare, dall’altro aprendosi a nuove opportunità di sviluppo nel campo delle bioenergie”.

Ufficio stampa: Silvia Cerioli – cell.338.7991367

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MOSCA OLEARIA: ASSITOL, FAVORIRE LE BUONE PRATICHE AGRICOLE PER DIFENDERE LA PRODUZIONE

Per evitare il ripetersi di annate difficili come quella del 2014, gli industriali del settore invitano alla prevenzione, condividendo così l’allarme lanciato da M5S e alle alcune organizzazioni del comparto. “Il Piano nazionale approvato dal governo – ricorda l’associazione – ha previsto fondi per la difesa degli uliveti e la ricerca sugli organismi nocivi per l’olivo”.

 

Contro la mosca olearia, lo strumento principale resta la prevenzione, basata su corrette pratiche agricole. ASSITOL, l’associazione italiana dell’industria olearia, condivide l’allarme lanciato dall’On. Filippo Gallinella (M5S) e da alcune organizzazioni olivicole sugli attacchi da mosca olearia, segnalati in varie zone a vocazione olivicola verso la fine di agosto.

“La nuova campagna olearia è alle porte – ha sottolineato Angelo Cremonini, presidente del Gruppo olio d’oliva di ASSITOL – e non vogliamo che si ripeta un altro ‘annus horribilis’ come il 2014 che, per colpa di una forte infestazione causata dal clima anomalo, ha registrato una produzione di olio molto al di sotto della media nazionale”. E’ bene ricordare che la nostra olivicoltura, in annate normali, si attesta sulle 350mila tonnellate. Tale quantitativo non riesce a coprire il nostro fabbisogno interno e, a maggior ragione, quello estero, che insieme ammontano complessivamente ad un milione di tonnellate.

La mosca olearia è un parassita che danneggia le olive sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo, mettendo a rischio l’intero raccolto. Contro il diffondersi dell’insetto infestante, occorre quindi realizzare una serie di trattamenti mirati, da iniziare in genere appena si manifestano i primi voli dell’insetto, dopo un attento monitoraggio degli uliveti. “In questo modo contrastare gli effetti della mosca olearia – spiega il presidente del Gruppo olio d’oliva – concorre a tutelare la produzione di olio, agevolando l’approvvigionamento delle aziende del settore”.

ASSITOL, al riguardo, rilancia l’importanza del Piano Olivicolo Nazionale (PON), di cui è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo decreto attuativo. In particolare, il PON, frutto del lavoro congiunto delle organizzazioni presenti al tavolo di filiera, ha riconosciuto l’urgenza di recuperare il potenziale produttivo dell’olivicoltura italiana, grazie all’aumento delle quantità prodotte nei prossimi cinque anni. A tale scopo, il primo decreto attuativo prevede che oltre 6 milioni di euro saranno destinati all’attività di ricerca e di difesa da organismi nocivi per l’olivo.

Inoltre, secondo ASSITOL, le buone prassi olivicole e lo studio di nuovi metodi di lotta alla mosca olearia appaiono funzionali per la crescita della produzione olivicola nostrana, fortemente deficitaria rispetto alle richieste dei consumatori, italiani e stranieri. “Difendere la salute degli ulivi rappresenta uno degli strumenti di quel rinnovamento agricolturale del comparto che l’industria chiede da tempo – osserva il presidente Cremonini –, con l’obiettivo di rendere più efficiente e competitivo l’intero settore nei confronti di una concorrenza estera sempre più forte”.

Ufficio stampa: Silvia Cerioli – cell.3387991367

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AIBI-ASSITOL: RILANCIARE L’ARTE BIANCA PER RAFFORZARE IL SETTORE AGROALIMENTARE

L’accordo per un piano strategico decennale che l’associazione dei semilavorati per pane e pasticceria ha appena firmato con Rimini Fiera, vuole valorizzare il lavoro delle aziende, mettendo in luce il mondo della panificazione e favorendo le sinergie con altri segmenti della nostra tradizione gastronomica. Rilanciare l’arte bianca per dare forza all’agroalimentare italiano. AIBI, l’Associazione Italiana Bakery Ingredients aderente ad ASSITOL, guarda con ottimismo al futuro del settore dopo l’accordo per un piano strategico decennale concluso con Rimini Fiera nei giorni scorsi.

Grazie all’intesa, l’associazione rafforza la sua collaborazione con l’ente fieristico riminese, nell’ambito di AB Tech Expo, la grande manifestazione dedicata all’arte bianca, nell’ambito del SIGEP, il Salone della panificazione e della pasticceria.

“Intendiamo partecipare ad un evento così rilevante per il comparto – afferma Palmino Poli, presidente di AIBI – dando tutto il nostro apporto in termini di competenze e proposte, consapevoli che il mondo del pane rappresenta un pezzo fondamentale del nostro comparto agroalimentare”.

AIBI, che rappresenta il 75% delle imprese italiane produttrici di semilavorati per la panificazione e la pasticceria, vuole sostenere le imprese del settore nell’ampliamento del mercato, italiano e internazionale. “E’ necessario presentare i nostri prodotti e le nostre aziende in una vetrina prestigiosa – spiega Poli –, soprattutto in un’economia come la nostra, che non può prescindere anche dall’export”. La fiera dell’arte bianca di Rimini, che si tiene nell’ambito dell’altrettanto prestigioso SIGEP, rappresenta quindi l’occasione migliore per far conoscere il mondo dei semilavorati.

“In questa cornice – precisa Poli – sarà più facile spiegare ai buyers, nazionali e internazionali, come agli artigiani trasformatori, che il nostro pane, i nostri dolci, la nostra pizza non sono soltanto buoni, ma preparati con professionalità e attenzione alla salute”. Al riguardo, AIBI non dimentica il contributo, in termini di gusto e tecnica, degli stessi artigiani che ricorrono ai semilavorati. “E’ grazie al loro apporto – sottolinea Poli – che la panificazione, la gelateria e la pasticceria hanno alti standard di qualità”.

AIBI, che aderisce ad ASSITOL, l’associazione degli oli e dei grassi alimentari, auspica il coinvolgimento di altri segmenti vicini al mondo del pane. “Valorizzare l’arte bianca significa mettere in luce altri settori della nostra produzione agroalimentare – sottolinea il presidente Poli -. Cosa sarebbe il pane senza l’olio d’oliva? E quanto contano i nostri condimenti in panificazione e pasticceria? E’ su questa linea che intendiamo lavorare in futuro, cercando di realizzare nuove sinergie”.

Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL, plaude alla filosofia dell’accordo tra AIBI E RiminiFiera. “Siamo favorevoli alle intese di filiera che aggregano e rafforzano le imprese – afferma –. L’arte bianca, con la sua centralità rispetto a numerose produzioni del nostro agroalimentare, è uno dei cardini che può far crescere l’intero comparto”.

Ufficio stampa: Silvia Cerioli, cell.3387991367

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Olio d’oliva: esperti a confronto sull’analisi molecolare

A Roma ASSITOL, l’associazione dell’industria olearia, in collaborazione con il Consiglio Oleicolo Internazionale, organizza un simposio sulle sostanze che conferiscono agli oli particolari caratteristiche di gusto e aroma.

Lo stato dell’arte sulla ricerca delle componenti volatili dell’olio d’oliva, fondamentali per “mappare” le caratteristiche di aroma e di gusto. E’ questo l’obiettivo del simposio organizzato da ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, venerdì 26 febbraio, presso il Grand Hotel de la Minerve a Roma (Piazza della Minerva, 69), in collaborazione con il COI, il Consiglio Oleicolo Internazionale.

In particolare, il convegno vuole approfondire le difficoltà degli addetti ai lavori nella definizione di metodi d’analisi precisi ed affidabili, individuando i percorsi di ricerca più promettenti.

L’evento si articolerà in due parti. La prima prenderà avvio alle 9.30 e vedrà a confronto alcuni dei più importanti esperti delle problematiche connesse all’analisi dei composti organici dell’olio: Ramon Aparicio, dell’Instituto de la Grasa di Siviglia, Carlo Bicchi, docente di Biologia farmaceutica presso l’Università di Torino, Lanfranco Conte, docente di Chimica degli Alimenti presso l’Università di Udine, Maurizio Servili, docente di Tecnologie Alimentari all’Università di Perugia, e Stefania Vichi, docente presso il Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Barcellona.

A partire dalle 14.30, inizierà una tavola rotonda, coordinata dal prof. Conte. Al dibattito, oltre agli esperti della sessione mattutina, parteciperanno, tra gli altri, Anna Cane, coordinatrice del tavolo dei chimici di settore, Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio d’oliva di ASSITOL, Angelo Faberi, rappresentante dell’Icqrf, Mercedes Fernandez, capo del servizio tecnico del Consiglio Oleicolo Internazionale, e Claudio Ranzani, direttore generale di ASSITOL.

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